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Università di Biella

elite biellesi e giochi di parole per ingannare i Biellesi sul disastro culturale ed economico in cui si trovano. “L’Universita’ a Biella” fatta passare per una vera Universita’ di Biella. I giornalisti biellesi in silenzio?

Le elite biellesi si divertono con i giochi di parole estivi per ingannare i Biellesi sul disastro culturale ed economico in cui si trovano e l’assenza di una visione strategica di sviluppo della provincia Biellese. L’espressione “La nuova Universita’ a Biella” e’ ripetuta piu’ volte per far passare l’idea che esista una vera Universita’ di Biella, pubblica e statale. Ateneo che nei fatti non esiste e non è mai esistito. Al lettore viene dunque il dubbio di trovarsi di fronte ad un tentativo palese di propaganda politica e di immagine fatta per preservare il proprio ruolo di autorità e leadership sul territorio?

Partiamo dal comunicato stampa pubblicato sul sito web dell’Unione Industriale Biellese (riportato nel seguito).

Nel comunicato si citano i seguenti attori:

  • il Dott. P. E. Pellerey, Citta’ Studi (societa’ per azioni)
  • il Dott. Francesco Ferraris, Unione Industriale Biellese (sindacato degli industriali)
  • il Dott. Franco Ferraris, Fondazione CRB (amen!)
  • il Sindaco di Biella, C. Corradino,
  • l’Unione Industriale Biellese, Fondazione CRB, Citta’ Studi, e le istituzioni politiche locali biellesi, ed infine
  • il Rettore dell’Universita’ di Torino, Prof. Stefano Geuna.

Il comunicato stampa ci informa che:
la nuova università a Biella grazie alla convenzione ventennale fra Città Studi e l’Università di Torino attiverà il corso di Laurea Magistrale in Cultural Heritage”. Facciamo qualche riflessione sul contenuto.

C’e’ da chiedersi se l’allegra macchina della propaganda delle elite biellesi viaggi spericolata senza freni caricando a bordo chiunque vi voglia salire?
E’ un fatto inspiegabile che il Rettore dell’Universita’ di Torino, non prenda le distanze dal comunicato dell’Unione Industriale Biellese (che c’entra poi la UIB con l’Istruzione Universitaria?) che appare sostanzialmente fuorviante nel far credere l’esistenza di una Universita’ a Biella a chiunque legga e non abbia le informazioni e le capacita’ critiche di chi è addentro al mondo universitario. Il comunicato sembra piu’ avere a che fare con una operazione di marketing territoriale e di propaganda politica locale che di promozione di una attivita’ di istruzione superiore. Quindi è strano che il Rettore non chieda di riscrivere parti del comunicato o chieda di non essere menzionato.

Infatti la stranezza principale è dovuta al fatto che il Rettore di una qualsiasi università pubblica, che ricordiamo è il ruolo dirigenziale apicale di una vera universita’ statale, sa meglio di chiunque altro che l’Universita’ di Biella non esiste. E tanto meno esiste ‘la nuova Università a Biella‘. Sembra quasi il titolo di una rassegna cinematografica estiva. Nuovo cinema paradiso.

Un Rettore di un ateneo statale dovrebbe, almeno chi scrive lo immagina così, a salvaguardia degli studenti minorenni e delle loro famiglie che stanno valutando l’iscrizione ad un corso universitario, chiedere di fare estrema chiarezza nel comunicato sugli aspetti di titolarita’ dei corsi di istruzione accademica e sottolineare che l’espressione linguistica ‘Università a Biella’ puo’ essere fuorviante se non gia’ ingannevole in quanto rivolta a persone (i futuri studenti e le loro famiglie) di solito non laureati, non a conoscenza delle informazioni che seguono, e non attrezzati culturalmente per neppure concepire il ragionamento seguente.

Chi scrive, sia chiaro, non ha nessun motivo di contesa con il Rettore dell’Universita’ di Torino, semplicemente il Rettore viene qui menzionato in quanto è la figura, tra gli attori che appaiono nel comunicato, che è piu’ attrezzata e capace in termini culturali e conoscitivi in quanto anche professore universitario per effettuare il ragionamento che segue.
In altri termini, le riflessioni esposte qui dallo scrivente sono state fatte con certezza molto prima e meglio dal Rettore ma non se ne vede poi traccia nel comunicato stampa.

Si dovrebbe, in teoria, avere cura che il comunicato stampa metta bene in evidenza le informazioni seguenti a tutela dei futuri iscritti: il corso di Cultural Heritage è dell’Universita’ di Torino, dipartimento di Studi Storici (non dell’Università a Biella), ma alcune lezioni si terranno presso una localita’ decentrata (Biella) rispetto alla citta’ di Torino, non sappiamo ancora chi saranno i docenti che verranno in aula. Probabilmente giovani assegnisti e borsisti e cultori della materia? Ve lo vedete il professore ordinario 60enne di Torino che viene due volte alla settimana ad insegnare a Biella godendosi i treni biellesi che funzionano a singhiozzo? E questi giovani aspiranti docenti universitari di belle speranze si recheranno di malavoglia a Biella per svolgere di corsa un paio di ore di lezioni guardando l’orologio per ripartire il prima possibile (non si puo’ perdere il treno!) e vi verranno solo perche’ obbligati dai professori ordinari anziani dell’Ateneo che li blandiranno con promesse di incerte ricompense future o con minacce di punizioni certe ed immediate nel caso in cui non si dichiarino volontari per l’impresa che sappiamo gia’ ora essere inutile e destinata ad essere chiusa il prima possibile non appena l’attenzione pubblica sul tema scemerà od a essere mantenuta aperta solo formalmente ma svuotata di contenuti ed attività il prima possibile. E quale ‘bottino’ potranno spartirsi i docenti di questo corso avanzato? Neppure i 15 mila euro all’anno complessivi (non per docente) di cui si parla nel comunicato che verranno incamerati dall’amministrazione centrale dell’Ateneo.
Quindi è difficile immaginare la loro motivazione e la loro gioia?
I docenti basati a Torino saranno cosi’ contenti di fare lezione a Biella che non vedranno l’ora di prendere il treno a proprie spese o pagarsi a proprie spese le spese della benzina e dell’usura dell’auto (di norma non è previsto alcun rimborso) per venire a Biella e godersi la fantastica infrastruttura dei trasporti (strade e ferrovie biellesi) per due ore in andata e due ore in ritorno. Quattro ore in tutto se va bene, come sanno tutti i pendolari biellesi che devono recarsi a Torino o Milano.

Sia chiaro che chi scrive qui è il Prof. Filippo Neri, professore universitario di ruolo da piu’ di 20 anni nell’università italiana, che conosce molto bene cosa avviene al suo interno.
E ogni Rettore sa tutto quello che sa il Prof. Filippo Neri sul funzionamento degli atenei italiani anzi ne sa dieci volte di piu’ grazie allo svolgimento del suo ruolo di massimo dirigente dell’ateneo.

Dalla lettura dell’articolo sembra che il Rettore sia molto contento (?) si sia fatto convincere (?) ad appoggiare l’iniziativa grazie all’impegno al pagamento di 15 mila euro all’anno totali per i prossimi 20 anni per finanziare le lezioni tenute a Biella.
Eppure i conti non tornano e la contentezza del Rettore sembra ingiustificata. Un bel mistero.
Facciamo assieme i conti della serva che come sappiamo è sempre molto piu’ astuta del padrone.
Il costo medio lordo complessivo di un professore universitario di ruolo con 40-50 anni di eta’ è pari a 70mila euro all’anno. Tale costo include tasse, contributi, assicurazioni, overhead amministrativi, etc. cioe’ il costo reale totale che una universita’ statale deve sostenere per ogni professore. Il professore incassa al netto 2mila euro al mese dedotti tutti gli oneri vari.

Dunque con questa informazione la serva astuta dice: con i 15 mila euri (cosi’ dice lei) all’anno quanti professori ci pago per questo corso di laurea magistrale di Ereditaggio Culturale, top, innovativo, e ancor piu’ magistrale (si’ è il termine corretto) che si terra’ in località Biella?
Semplice: 15mila euri diviso 70mila euri uguale 0,21 professori universitari. Neanche uno. Si pagano circa tre mesi di lavoro di un singolo professore universitario.
Dunque come puo’ stare in piedi e puo’ durare a lungo questo accordo di laurea magistrale insegnato in località Biella?
Speriamo almeno che i 15 mila euri non vengano spesi per fare pubblicita’ sui giornali locali o per pagare un paio di rinfreschi all’anno.

Chi scrive teme che la serva astuta abbia ragione.
Per ogni corso di laurea occorrono almeno una decina di professori (qualcuno le lezioni deve tenerle e deve esserne responsabile ufficialmente!) dunque come si puo’ pensare di pagare 10 professori ogni anno perche’ organizzino, gestiscano, insegnino e svolgano ricerca per il corso di laurea magistrale con alcune lezioni tenute in località Biella con solo 15 mila euro totali?

E’ evidente che tutti gli attori del comunicato sanno che non è possibile. Tutti i Rettori navigano tutti il giorno e tutti i giorni in questi numeri, è il loro lavoro costante. Quindi sanno senza alcun dubbio che 15 mila euro complessivi all’anno non sono sufficienti per pagare neppure un singolo segretario amministrativo della segreteria studenti che tenga traccia delle iscrizioni, piani di studio, esami, lauree, etc. del corso di laurea magistrale.
A fronte di tutte queste informazioni non riportate nel comunicato ma ben note agli addetti ai lavori, chi scrive non riesce a capire perche’ il Prof. Geuna, Rettore dell’Universita’ di Torino, partecipi ed appoggi questa iniziativa?

Veniamo adesso al corso di laurea in se: si propone di attivare un Corso di Laurea Magistrale in Cultural Heritage di cui alcune lezioni verranno svolte il località Biella.
Ecco lo screenshot del sito ufficiale del corso:

Il corso Culturale Heritage è evidentemente dell’Universita’ di Torino, l’Università a Biella o di Biella non vi è menzionata (infatti non esiste!), si dice chiaramente che le lezioni si terranno in localita’ Biella. Ecco pero’ le informazioni importanti non appaiono cosi’ chiare nel comunicato ma occorre cercarle. E chi scrive le trova perche’ sa dove e cosa cercare ma immaginate uno studente 18enne della scuola superiore e….

Altra informazione importante è che il Corso è erogato sotto la responsabilita’ del Dipartimento di Studi Storici dell’Universita’ di Torino (ma non era l’Universita’ a Biella secondo le elite biellesi?) e navigando sulle altre pagine si scopre che la Faculty (cioè i professori responsabili dei corsi almeno dal punto di vista formale) sono circa 20 professori. Ben piu’ dei 10 stimati poco sopra.

Inoltre tale corso di laurea è di tipo Magistrale che significa corso di specializzazione (ultimi due anni su un percorso di laurea di 5 anni) a cui si puo’ accedere solo dopo il corso di laurea triennale (i primi tre anni del percorso di laurea).
Eppure cercando sul sito web di Citta’ degli Studi (ma non si propaganda a tutto spiano dell’Universita’ a Biella e poi le info utili sono sparse sul sito web dell’Universita’ di Torino, di Città Studi e dell’Unione Industriale Biellese, ah pero’!) si trovano come corsi di laurea erogati da Atenei che non sono l’Università a Biella (che non esiste) corsi di laurea (triennali) che nulla hanno a che vedere con il corso di laurea di Cultural Heritage. A meno di sostenere che infermieristica o giurisprudenza siano corsi di laurea che un operatore dei beni culturali (ops mi è sfuggito il segreto!) abbia utilità a seguire prima di accedere al corso di specializzazione di Cultural Heritage con lezioni tenute a Biella.

E’ evidente che lo svolgimento di queste lezioni di Cultural Heritage in località Biella consiste in una triste operazione di marketing del territorio (sarebbe bello valutare i legami con l’iniziativa Biella, città creativa, Unesco) che avrà il successo che merita di avere. Molto probabile che sia una iniziativa estemporanea che andrà a terminare il prima possibile assolta la finalità politica locale di breve termine, è chiaro che non ha nulla ha che vedere con il favorire la creazione di una vera Universita’ di Biella, e non è neppure pensata per rispettare ed aiutare la prosecuzione degli studi degli studenti che hanno deciso di seguire alcune lezioni universitarie di corsi di laurea tenute in località Biella.

Il corso di Cultural Heritage è dunque una iniziativa che non ha nulla a che vedere con una visione strategica (su piu’ anni) di sviluppo e promozione della formazione universitaria sul territorio Biellese.

Poi bisognerebbe dire qualcosa sul tema del corso. Sarò brevissimo: un corso di Cultural Heritage tenuto a Roma (Impero Romano), a Firenze (Rinascimento), a Napoli (Impero Romano), a Catania/Siracusa/Agrigento (Magna Grecia) ha una logica profonda e di fatto sono certo esiste gia’ qualcosa di simile (mai sentito parlare della Facolta’ di Storia ed Archeologia?).
Ma un corso (1) avanzato, (2) superiore, (3) universitario e (4) magistrale di Cultural Heritage in località Biella su quale periodo storico e resti monumentali si collega?
Sul vello delle pecore celtiche!” dice qualcuno alle mie spalle a cui posso solo rispondere ‘Ubi maior minor cessat‘.

I professori universitari dell’Universita’ di Torino, mi chiedo, ma perche’ non prendono le distanze da queste iniziative territoriali? Anche solo per difendere un po’ la propria dignità accademica… sembra se ne sia persa l’abitudine.
Questa è pero’ una critica che vale per tutti i professori universitari in generale troppo impegnati a queste iniziative accademiche delocalizzate sembra solo per far contenti i baroni politici locali. Che strano asservimento i baroni accademici asserviti al politico locale per non si sa bene poi quale vantaggio.
Per chi scrive si è bene che ogni provincia abbia la sua universita’, vera pubblica e statale, con il suo corpo stabile di docenti, dipartimenti e laboratori di ricerca sul territorio locale. Ma non va bene che si faccia credere ai cittadini che insegnare un corso delocalizzato dia la stessa formazione o la stessa opportunità di accesso alla formazione superiore e di opportunità lavorative di un corso tenuto presso la sede reale di un Ateneo con qualche anno di storia alle spalle.
L’importante è essere chiari e presentare tutte le informazioni ai cittadini e ai futuri studenti poi loro sceglieranno con la loro testa.

Un’altra cosa che non mi è chiara è perche’ dobbiamo pagare noi cittadini Biellesi, con le nostre tasse, queste attivita’ di marketing territoriale e di propaganda politica locale fine a se stessa delle elite che operano sul territorio biellese?
I cittadini biellesi non ci guadagnano proprio nulla.

A fronte di tutti questi misteri e incoerenze i giornalisti biellesi restano in silenzio? Sembra di si’.
I ‘freni’ all’allegra macchina della propaganda politica sono il quarto potere, cioè la stampa libera, che dovrebbe controllare l’operato delle istituzioni pubbliche e dei politici che le controllano ma in questo caso sembra dormire profondamente (vedi nota a pie’ di pagina).

Un ringraziamento di cuore ai pochi che hanno letto fino a qui questo post lunghissimo per i nostri tempi di messaggi Whatsapp. Se ti sei convinto che Biella meriti una sua vera universita’ pubblica statale puoi firmare la petizione:

Per firmare la petizione invia un messaggio sulla pagina facebook della vera Universita’ di Biella
https://www.facebook.com/unibiella.org
scrivendo:
Firmo la petizione per
l’Universita’ di Biella,
Nome e Cognome e comune di residenza”

Nota: Beninteso se qualche giornalista o giornale locale biellese avesse criticato la notizia qui discussa, ne daremo spazio su Unibiella.org non appena ne verremo a conoscenza.